Strategie di attesa

E’ una grigia e fredda mattina di novembre nel Basso Polesine, le strade del paese sono ancora deserte e poche auto cominciano ad interrompere il silenzio che le pervade. Solo in una stradina laterale si nota qualche presenza: presso il cancello chiuso di una villetta ci sono due uomini silenziosi, immobili, sembrano quasi ignorarsi. Una targa d’ottone sul cancello indica che all’interno c’è uno studio medico.
Una donna compare da dietro un angolo della via, alla vista degli altri due accelera il passo. Quando raggiunge il cancello mormora quasi a se stessa ma in modo udibile : “meno male, sono la terza!” Gli altri due annuiscono, come a prendere atto del riconoscimento della loro precedenza. Tra loro due non ce n’è stato bisogno ma capiscono che è come se la donna li considerasse possibili testimoni di un’eventuale controversia.
E il motivo è presto chiaro: nel giro di pochi minuti altre persone si aggiungono al gruppetto. Presto diventano più di una decina. Cominciano a scrutarsi, quasi a voler memorizzare i volti o elementi distintivi per poter assegnare a ciascuno l’esatto posto d’ordine. Ora la situazione è piuttosto complicata, infatti, a parte i primi due, tutti vedono gli altri come potenziali usurpatori della propria posizione e cercano di segnalarla in vari modi: avvicinandosi al cancello oppure facendo considerazioni a voce alta sul numero dei presenti al proprio arrivo.
Ad intricare di più il momento si aggiunge il fatto che da un auto parcheggiata lì vicino esce un anziano rivendicando di essere arrivati prima di tutti ma che, a causa del freddo e delle condizioni di salute precarie, non aveva potuto partecipare alla fila e per avvalorare la sua tesi, riferisce l’ordine d’arrivo dei primi due, sconosciuto agli altri.
Mentre la discussione divampa sull’ accettare la giustificazione dell’anziano, visto che più o meno tutti lamentano condizioni di salute non proprio eccellenti…si sente lo scatto dell’apricancello elettrico e tutti si precipitano, attraverso un piccolo giardino, verso la porta dell’ambulatorio che intanto il medico ha aperto.
E quando l’animata discussione sta per riprendere, il medico annuncia che deve uscire per un’urgenza e che non prevede di rientrare prima di un paio d’ore… (c.a.)

Postate sul sito i vostri commenti, le considerazioni ed eventualmente il racconto di esperienze analoghe. Intanto vi proponiamo qualche considerazione sul tema dell’attesa: vai a PUNTO DI VISTA
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