Curare a domicilio

Sono un’infermiera che dopo aver lavorato molti anni in ospedale, da oltre 15 anni opera sul territorio dei Colli Euganei.  Mi occupo quindi di assistenza domiciliare, il che mi gratifica molto più del lavoro ospedaliero perché se da una parte hai più responsabilità, dall’altra riuscire a risolvere o migliorare certe situazioni ti dà una soddisfazione enorme.
Anche il rapporto con i medici è diverso, c’è più vicinanza e collaborazione. E’ anche vero che di strada bisogna farne ancora molta per integrare il nostro lavoro con quello degli altri operatori sanitari e con gli assistenti sociali. Soprattutto con questi ultimi dovremmo riuscire ad integrarci maggiormente perché spesso il problema sanitario s’intreccia con problemi sociali e se si comincia a rimpallarsi la responsabilità di farsene carico, si finisce come il cane con due padroni, che muore di fame.
Ormai da diversi anni le amministrazioni sanitarie, come le Asl e gli ospedali, hanno ridotto i posti letto e chiuso interi reparti ma non hanno potenziato adeguatamente le risorse sul territorio. Potenziare il territorio significa dare la possibilità a chi ci lavora di usare la tecnologia più avanzata e di poter lavorare in sintonia con gli altri colleghi, per potersi scambiare rapidamente le informazioni sui casi seguiti, senza perdere tempo in adempimenti burocratici.
Inoltre la carenza cronica di personale ci costringe ad operare sempre di fretta e a volte ci impedisce di dedicare agli ammalati, oltre a quanto strettamente necessario per svolgere il nostro compito, qualche minuto in più, magari per soddisfare una richiesta fatta più sul piano della relazione umana che su quello sanitario.  Le relazioni con gli ammalati e i familiari sono fondamentali per riuscire a raggiungere i risultati sul piano terapeutico e bisogna tener conto di molti aspetti come l’accettazione della malattia, non solo da parte del paziente ma soprattutto da parte della famiglia. Dove questa accettazione c’è, il nostro lavoro è molto agevolato altrimenti diventa difficile. Per fortuna spesso ci sono le badanti che, se sono ben informate e istruite, riescono a dare una grossa mano sia a noi che alla famiglia dell’ammalato.  Però questa strada non mi sembra certo la migliore che si poteva intraprendere.
Il fatto è che spesso le famiglie vengono lasciate sole a gestire situazioni davvero difficili. Le risposte che ottengono sono davvero minime rispetto alla portata dei loro effettivi bisogni. (Lucia, infermiera territoriale)

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