Disturbi alimentari e immagine del corpo: la narrazione dei media

Ancora una recensione da C&P: questa volta si tratta di un libro sui disturbi dell’alimentazione, anoressia e bulimia in particolare, osservati dal punto di vista di un esperto di media, il sociologo Claudio Riva (Guerini Scientifica, 2012, pagine 175).

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Per secoli gli uomini hanno comunicato prevalentemente mediante quella che viene definita comunicazione faccia a faccia, che però impone alcuni limiti, primo tra tutti la necessità che i soggetti interagenti siano presenti nello stesso sistema di riferimento spazio-temporale. Al giorno d’oggi, invece, mandare una mail o un sms, condividere foto online o parlare con un amico ovunque egli si trovi, o quasi, sono azioni della nostra routine quotidiana.
L’uomo ha inventato degli artefatti per oltrepassare i limiti di una comunicazione in compresenza: i media. Tra questi, Internet più di ogni altro oggi ci fa avvertire effetti di cambiamento sui nostri stili di vita.
Si pensi che sul web sono oltre 300.000 i siti pro-anoressia, dove vengono pubblicate testimonianze che esaltano l’esperienza di non nutrirsi, di vedersi sempre più magri, dove ci si scambiano commenti e complimenti reciproci sui traguardi raggiunti, a volte senza ritorno. Del resto, è noto che nei paesi industrializzati i disturbi psico-alimentari denominati anoressia,  bulimia, binge eating disorder sono in costante aumento. Il problema si concentra per il 90%  su persone di sesso femminile, in particolare nella fascia di età compresa tra i 13 ed i 30 anni.
I nuovi comunicatori possono essere considerati tra i principali responsabili della creazione nell’immaginario collettivo, in particolar modo in quello femminile, di un ideale di bellezza standardizzato e irrealistico che esalta la perfezione e demonizza il grasso, costringendo ad un continuo auto monitoraggio del proprio corpo e a pratiche per modellarlo.
Se non è soltanto grazie ai mass-media che i corpi nelle società industriali occidentali sono diventati progetti da modellare a piacimento, tuttavia è attraverso i mass-media che passa l’idea di poter ottenere questo modellamento, con risultati immediati e soddisfacenti, tramite diete e prodotti miracolosi, o tramite la chirurgia estetica.  Inoltre, accanto a quella di un corpo che diviene progetto, c’è l’idea  che il successo di questo progetto sia legato direttamente al successo nella vita.
Il volume si propone l’obbiettivo di indagare le diverse questioni collegate all’immagine corporea e alle condotte alimentari ed analizza in modo concreto i rapporti tra salute e mass-media, sulla base dell’assunto che la nostra sia una società in evoluzione rispetto alle tecnologie applicate alla comunicazione: dalla televisione all’uso di internet, ad una comunicazione a distanza dove le immagini riempiono più di ogni altro elemento la mancanza del contatto personale. Si tratta di un’invasione capillare che riguarda tutti i nostri spazi di vita.  Non possiamo perciò fare a meno di chiederci quali ne possano essere gli effetti, soprattutto sui giovani.
“Disturbi alimentari e immagine del corpo” è un testo ben organizzato e chiaro, che affronta a trecentosessanta gradi questa questione e che non preclude l’avvicinamento anche di lettori non addetti ai lavori. L’autore, Claudio Riva, docente di Sociologia dell’Università degli Studi di Padova, affronta in modo approfondito l’ampio dibattito in seno alla sociologia sulla questione dell’identità, mettendo in evidenza, sin dalle prime pagine,  la forte influenza dei  mass-media nei processi identitari.  Quando poi, nella parte centrale del testo, passa a descrivere come i media si pongono nella questione dei disturbi alimentari, riesce a presentare con chiarezza i meccanismi attraverso i quali essi agiscono.  Descrizione e spettacolarizzazione sono le loro vie preferenziali, con l’effetto di coinvolgere non solo chi è parte interessata, ma anche il pubblico dei “curiosi”, rendendoli parte di un’attività valutatrice che cessa di essere  pertinenza esclusiva dei saperi esperti.
Con le proprie competenze sociologiche –  che in un mondo ideale immaginerei affiancate per esempio a quelle mediche, ma non solo –, Riva affronta il tema dell’influenza dei comunicatori di massa nella ricezione di determinati modelli di comportamento per  occuparsi infine, nell’ultimo capitolo, della relazione tra comunicazione e prevenzione.  Molte sono infatti le campagne di prevenzione che trattano il problema dei disturbi alimentari, moltissime sono le storie di guarigione e di malattia.
L’Autore, sulla base dei risultati di una ricerca empirica,  illustra come sia vario lo spettro dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Il filo rosso è costituito dal fatto che chi ne è colpito lega la propria autostima al peso corporeo e all’aspetto fisico, con una percezione della propria immagine profondamente insoddisfacente. Come si mostra nel volume, diete e altri tecnicismi si convertono ben presto in fattori di rischio per lo sviluppo di patologie legate al cibo e all’alimentazione. Il lavoro lancia in definitiva un messaggio, chiaro e forte: è necessario interrogarsi su quali siano gli effetti dei mass media sulla salute e, più in generale, sulle nostre vite. E quindi propone di affrontare domande quali: “Che ruolo giocano i media sulla prevenzione? Quanto influiscono sull’immagine di sé? Sono razionali i modelli presentati? Il pubblico è alla ricerca di una comunicazione seria ed efficace? Pensare che delle malattie così devastanti possano essere causate solo dall’immagine distorta della donna offerta dai media è forse semplicistico e forviante?”.  In altre parole, e più in generale, le questioni sono quelle dell’eticità dei mass media, in tutti i campi, e di quanto i fruitori siano preparati ad affrontare una comunicazione così controversa. (Adolfo Zordan)

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