Viaggio nei Pronto Soccorso. Prima tappa: Camposampiero

Come anticipato in un post precedente e grazie anche alle suggestioni musicali e visuali di alcuni testimonial di C&P , abbiamo deciso di approfondire il tema dell’ospedale, luogo  di esperienze quasi sempre significative per chi vi entra, che sia ammalato o no. Abbiamo scelto di iniziare dal Pronto Soccorso, sia perché rappresenta una via di accesso all’ospedale sia perché le situazioni che conducono a questo luogo sono quasi sempre impreviste e, in quanto tali, più cariche di ansie e di aspettative che chiedono risposte.  

P.S.

Questo breve e speriamo interessante viaggio inizia in alcuni Pronto Soccorso della provincia di Padova. Per un periodo vi proporremo ogni volta la descrizione degli ambienti, degli arredi, degli strumenti e degli oggetti che costituiscono “fisicamente” il Pronto Soccorso perché la configurazione spaziale e la presenza o meno di oggetti recitano un ruolo fondamentale nell’interazione fra l’istituzione sanitaria ed il cittadino ammalato.
La descrizione di una situazione, o di un ambiente, sebbene possa  rispondere a determinati criteri di osservazione e narrativi, è frutto del suo incontro con un’ individualità, in questo caso con Alessandro, un membro dello staff di C&P. Tuttavia una descrizione si offre al confronto e per questo ha importanza collettiva. Nei nostri quadretti sui Pronto Soccorso ospedalieri, i lettori potrebbero ritrovare qualcosa della propria esperienza di utenti o semplici visitatori, perciò vi invitiamo a mandarci i vostri commenti, in modo da potervi offrire, alla fine del percorso descrittivo, riflessioni il più possibile condivise.

Cominciamo oggi con il P.S. dell’ospedale di Camposampiero, importante centro della parte settentrionale della provincia.
L’accesso dall’esterno ai locali del P.S. è duplice: nella piccola strada chiusa che costeggia l’entrata principale, incontro prima una rampa in salita riservata ad autoambulanze e autovetture, al lato di questa, l’ingresso pedonale, preceduto da una breve scalinata e da un ascensore, che portano al piano rialzato dove c’è l’ingresso. La rampa automobilistica è sovrastata da un traliccio di tubi recante un’insegna con la scritta Pronto Soccorso ed una grande croce rossa. L’ingresso pedonale è delimitato da un’ampia vetrata e da una porta automatica su cui un cartello avvisa che durante le ore notturne per entrare è necessario servirsi del citofono a lato. Superata una seconda porta a vetri, entro in un ampio locale che al centro presenta una zona quadrata delimitata da fila di sedili – in legno con la seduta in tessuto azzurro – al cui interno ci sono altre fila di sedili, rivolti verso una parete dove è affisso un televisore a schermo piatto e due tabelloni elettronici. Proprio di fronte l’ingresso spicca lo sportello dell’accettazione, molto simile ad uno sportello di  banca o delle Poste, con una parete di vetro che sormonta un bancone semicircolare e che presenta la consueta feritoia attraverso la quale passare carte o documenti. Il bancone è sgombro da oggetti, fatta eccezione per una pulsantiera e un cartello vicino che avvisa: “suonare in caso di urgenza”.
Poi una serie di cartelli di varia grandezza e tipo avvisano che l’accettazione avviene qualche metro più in là, in posizione decentrata, dove è presente una porta, sempre a vetri, che consente l’accesso ad uno spazio laterale piuttosto piccolo, da dove è possibile parlare all’infermiere che è aldilà del bancone. E’ per la questione della privacy, infatti l’utente può parlare con l’operatore sanitario senza che, presumibilmente, le persone in attesa possano ascoltare la conversazione. L’infermiere è deputato al cosiddetto “triage”, cioè all’assegnazione del codice di gravità del problema che l’utente presenta: un codice espresso mediante quattro colori, dal bianco che corrisponde al problema meno urgente al rosso che indica estrema urgenza, passando per gli intermedi verde e giallo. Vedo che le persone sottoposte al “triage” alla fine indossano un braccialetto di plastica dotato di codice a barre. I tabelloni elettronici informano sul numero dei pazienti in attesa per i codici bianco e verde e giallo, né più né meno che in un qualunque ufficio di servizio pubblico.
Su una parete c’è una porta scorrevole apribile mediante un grosso pulsante nero posto a lato. Essa mette in comunicazione con la rampa esterna riservata alle autoambulanze. Sopra questa porta, una telecamera inquadra la zona centrale, quella occupata dai sedili. Sulla stessa parete sono addossati tre distributori automatici: uno di bibite, uno di bevande calde ed uno di  snack e merendine.
Le pareti del P.S., bianche in alto e azzurre da metà fino a terra, presentano molti avvisi, senza ordine apparente: alcuni riguardano le norme sulle esenzioni dal ticket, alcuni sono manifesti dell’Inail o sui servizi di PS (come funziona il triage), altri indicano il divieto di fumo o dell’uso del cellulare. Guardando intorno, noto che dalla stanza parte un corridoio che conduce alle altre aree dell’ospedale. Lungo questo corridoio si aprono due grandi porte scorrevoli azzurre con su scritto ambulatorio 1 e 2. Dalla parte opposta della sala di attesa ci sono le porte dei servizi igienici: uno per donne e l’altro per uomini e portatori di handicap. All’interno di ciascuno c’è un antibagno con 3 lavabi e due stanze con il wc e un lavabo. Sono puliti ed ordinati.

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