Le valutazioni in sanità: la qualità ha i numeri?

 

Negli ultimi decenni, nel campo dell’informazione ha assunto un ruolo di primissimo piano l’uso di Internet che, grazie alla diffusione di miliardi di contenuti di ogni tipo, influenza e condiziona sempre più le scelte. Non fa eccezione l’informazione di tipo sanitario o comunque che abbia a che fare con il benessere del corpo e della mente. Navigando in Rete, ci siamo imbattuti in questo sito: www.doveecomemicuro.it che si propone di “ aiutare gli italiani a trovare le migliori strutture sanitarie cui rivolgersi”, fondamentalmente attraverso l’elaborazione di dati provenienti dal Programma nazionale valutazione esiti, eseguito da un’Agenzia nazionale per conto del Ministero della Salute. Questi dati, sintetizzati in cosiddetti “ indicatori”, ossia parametri di valutazione per alcune patologie, vengono confrontati con il valore medio nazionale di ciascun parametro e infine viene indicato se quella struttura sanitaria, per quella patologia, raggiunge un valore superiore, uguale o inferiore a quello medio nazionale. Per rendere più facilmente comprensibile questo procedimento viene adottato il simbolo del semaforo, per cui il verde vuol dire che la struttura, per la cura di quella patologia, ha una valutazione positiva, il giallo così e così e il rosso sta indicare una valutazione negativa.
Non si può fare a meno di notare che anche questo sito si ispira ai numerosi metodi di valutazione della “qualità” che da molti anni vengono utilizzati nei campi più vari, dall’industria ai servizi, dalla pubblica amministrazione al turismo, finanche all’artigianato e alle professioni. Il paradosso è che si vuole quantificare, ridurre a numero, qualcosa che per definizione dovrebbe essere valutata con metodi “qualitativi”. E’ risaputo che non si possa misurare un volume in metri o una distanza in chilogrammi perciò non si capisce come si possa “quantificare” la qualità, se non ricorrendo ad alcune forzature come quella, ad esempio, di stabilire che è di qualità fare un certo numero di visite o di interventi nell’unità di tempo.
Abbiamo provato ad approfondire ascoltando il parere di alcuni medici, sia ospedalieri che di famiglia, ed è emerso che certe incongruenze di questi metodi sono ben presenti agli operatori sanitari ma, poiché a tutti i livelli organizzativi si adottano sistemi di certificazione e di accreditamento, è ritenuto inevitabile, anzi auspicabile, che lo stesso avvenga nel campo della sanità. Ci è stato fatto l’esempio di un primario ortopedico a cui viene rimproverato dai dirigenti sanitari di non rispettare lo “standard” previsto delle 48 ore di tempo per operare le fratture del collo del femore nonostante egli specifichi che, poiché la maggior parte dei pazienti che si rivolgono alla sua unità operatoria ha un’età elevata e perciò spesso con problemi di coagulazione sanguigna, è costretto ad aspettare qualche giorno in più per non mettere a rischio la vita stessa dei pazienti. Questo è un esempio di come la ricerca cieca ed ottusa del perseguimento di obiettivi quantitativi venga spacciato come un obiettivo di qualità, spesso a scapito della salute dei cittadini.
Altri esempi potrebbero venire dal mondo della medicina di famiglia perché anche ad essa si vogliono applicare criteri di valutazione di qualità (basati sulla quantità) che non di rado cozzano con le esigenze di cura e di assistenza dei pazienti, costringendo i medici ad equilibrismi che possono portare a conflittualità deleterie per tutti, medici e pazienti. Infine è abbastanza diffusa fra i medici interpellati che questa rincorsa alla qualità in sanità possa essere in molti casi un’operazione di facciata, una medaglia da appuntarsi sul petto da parte dei vertici politici-amministrativi, senza che, concretamente, vengano investite risorse significative nella formazione del personale medico e paramedico.
Tornando al punto di partenza di questo post, il proliferare su Internet di siti che si prefiggono di dare informazioni utili alla scelta di una struttura sanitaria piuttosto che un’altra, suscitano molti dubbi e perplessità, soprattutto se, come nel sito in questione, nel comitato scientifico internazionale proposto come garanzia di scientificità e attendibilità, compare un ex ministro della Salute, indagato per truffa. (Alessandro Addorisio)

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