Naturopatia, olismo, medicine alternative. Un punto di vista critico

Nella consueta navigazione alla ricerca di notizie e spunti di riflessione sul Web, ho incontrato uno dei tantissimi esempi di proposte alternative o complementari alla cosiddetta medicina ufficiale. Non è per nulla facile orientarsi in questa selva di siti, pubblicazioni, incontri, seminari, ecc. ecc, ma ad un certo punto fare riflessioni al riguardo diventa inevitabile per tutti  perciò propongo qui qualche considerazione.
Non entro nel merito delle teorie che questi siti espongono e sulla base delle quali propongono percorsi di vita o terapeutici, per ora  interessa più che altro prendere atto che negli ultimi anni queste teorie sono aumentate in modo esponenziale, trovando in Internet un formidabile alleato per la loro diffusione. Quali conseguenze possano derivare da tale diffusione è difficile da immaginare, però già adesso è possibile affermare che le teorie, e le prassi conseguenti, alla base di queste proposte alternative per quanto riguarda la cura ed il benessere, hanno determinato un cambiamento, in alcuni casi una vera rivoluzione, nella vita di una fetta sempre più ampia della società. Molto spesso in modo diretto, cambiando lo stile di vita, le abitudini alimentari, l’approccio alla malattia e il modo di curarsi, altre volte in modo indiretto ponendo in dubbio le certezze della scienza ufficiale e offrendo uno scenario alternativo che, se da una parte rimane solo sullo sfondo, dall’altra può produrre una sfiducia crescente nelle figure professionali tradizionalmente prese come punto di riferimento nelle scelte per la tutela della propria salute e le pratiche di cura.
Questi approcci alla cura ed al benessere di tipo olistico sono talmente diffusi e in voga che anche una parte di medici li hanno adottati da qualche tempo, almeno dal punto di vista terminologico, se non proprio da quello della prassi terapeutica.
Altro elemento che viene tirato in ballo nell’approccio olistico e naturopatico alla malattia è che anche il terapeuta dev’essere passato attraverso un percorso di “trasformazione personale” che lo renda capace di entrare in relazione empatica con il paziente, insegnandogli ad intraprendere lo stesso percorso. Un maestro più che un terapeuta.
Nel caso specifico, incontrato sul Web, si tratta di un istituto di “medicina globale” che ha come scopo la formazione di esperti in naturopatia, discipline e tecniche olistiche, però non in contrapposizione con la scienza ufficiale ma, anzi, auspicando “ un dialogo e un’integrazione” con il mondo istituzionale e scientifico. Come quasi tutte le attività di questo tipo, l’istituto precisa che si tratta di un’associazione non-profit e che i proventi servono a mantenere la struttura e i suoi aderenti.
Per diventare naturopati è previsto un percorso di studi di quattro anni, comprensivo di tirocinio, strutturato come un corso universitario, con una serie di materie didattiche e l’uso dei “crediti formativi”. A prima vista si direbbe che si cerchi una certa legittimazione anche attraverso elementi formali che ricalchino quelli delle istituzioni ufficiali, come l’Università o le Scuole di Medicina.
C’è una sorta di ambiguità di fondo che non viene affrontata perché, da una parte si fa riferimento ad una serie di assunti che sono in palese contrasto con quelli alla base della medicina cosiddetta ufficiale, ossia riconosciuta dalle istituzioni e dalla maggior parte dell’opinione pubblica, e, dall’altra, non si contesta appieno la validità di quest’ultima ma ci si propone come possibile integrazione ad essa.
A voler leggere poi queste proposte olistiche, naturopatiche, omeopatiche, chiropratiche e chi più ne abbia più ne metta, attraverso le lenti del conflitto di potere fra gruppi sociali, elite e lobbies, mi verrebbe da pensare ad una lotta per aggiudicarsi una quota sempre maggiore di un mercato in espansione, quello della medicina alternativa. I contendenti partono da posizioni di potere molto diverse ed attuano tattiche e strategie adeguate ad esse: chi è in posizione di vantaggio cerca di imporre la forza della consuetudine, della fiducia consolidata negli anni, del riconoscimento da parte delle istituzioni scientifiche, chi è nella posizione più debole alterna dichiarazioni critiche ad altre di offerta di collaborazione, di integrazione nel sistema, alla ricerca di un proprio ruolo riconosciuto e, per questo, remunerato. (A.A.)

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