I medici di famiglia danno i numeri

Non deve essere un mestiere facile, quello di medico, ci viene da pensare a volte dal nostro punto d’osservazione di pazienti, nelle nostre brevi o lunghe permanenze in quella zona al limite tra il mondo del fare quotidiano e la sua sospensione, in attesa di recuperare efficienza o di imparare a convivere con una cronicità. È lì soprattutto che percepiamo l’essenzialità di queste figure così presenti nei nostri affari di salute che sono i medici di famiglia.
A volte basiamo speranze fondamentali sul lavoro e sulle competenze di questi professionisti, sui quali facciamo forti investimenti di fiducia. Ci sentiamo pronti a sottoporci alle loro interpretazioni e prescrizioni ma, a volte, non manchiamo di protestare, contrapponendo le nostre sensazioni ed esprimendo dubbi ed insoddisfazioni. Talvolta ci sembra che il passaggio dal medico di famiglia sia solo una perdita di tempo, uno step del tutto superfluo, se non fosse per l’obbligo burocratico, al punto che qualcuno fa di tutto per evitarlo, quando possibile. In altre occasioni, invece, il medico di famiglia è la persona a cui ci sentiamo riconoscenti e grati per averci fatto sentire la sua preziosa presenza in un momento difficile, per averci seguiti con pazienza anche al di là delle nostre aspettative. In questo blog abbiamo raccolto più di qualche testimonianza di pazienti e, finalmente, possiamo ora proporvi un punto di vista diverso, proprio quello di un medico di Medicina Generale, attraverso la pubblicazione di un comunicato che ci ha inviato, relativamente ad un convegno organizzato a Padova sabato 7 marzo 2015 dalla più rappresentativa delle associazioni di categoria dei medici di Medicina Generale, per riflettere attorno ad aspetti della professione in contrapposizione a come essa è stata recentemente raccontata dai media. Quello che sembra emergere è l’esistenza di un bias molto forte tra la reputazione mediatica dei medici di famiglia e quella circolante invece all’interno del gruppo sociale dei pazienti, rilevata direttamente, cioè dai medici stessi, e con strumenti che forse non hanno molto da invidiare a quelli su cui si basano certe analisi giornalistiche. Questo comunicato – scritto per C&P ma che immaginiamo diffuso anche per altre vie – ne fa una sintesi. Chissà se esso, per quanto appaia teso all’autorappresentazione, non serva davvero a riequilibrare la reputazione pubblica della categoria e a vivacizzare il confronto.
 

I medici di famiglia danno i numeri

Essere affaticati e stressati tanto da pensare all’abbandono della professione o ad un pre-pensionamento e sentirsi descritti dai mass-media e opinion leader della pubblica amministrazione come nullafacenti ultra-pagati, questo ai Medici di Medicina Generale del Veneto proprio non andava giù. Strumentalità? Disinformazione? Propaganda elettorale? Molte potevano essere le spiegazioni di un attacco mediatico degli ultimi sei mesi così ben organizzato, testimoniato da titoli giornalistici come “Ospedalieri contro MMG: a noi le loro risorse.” ( Dottnet.it) ; “Prima di incolpare i cittadini si pensi all’assenza di servizi sul territorio” ( Cittadinanzattiva.it). L’obiettivo di tale attacco erano le risorse destinate dalla Regione alla medicina territoriale.

Forti del consolidato apprezzamento di cittadini e pazienti proveniente da periodiche indagini annuali, che divergeva in modo diametralmente opposto alle dichiarazioni della stampa, i medici di Medicina Generale hanno deciso a modo loro di farsi sentire. Dopo un 2014 particolarmente impegnativo per le rigidità organizzative introdotte dalla dematerializzazione delle ricette ed un inverno altrettanto complicato per la morbosità influenzale, hanno potuto finalmente rendere pubblica l’analisi ed il resoconto della loro attività annuale, importante perché fornisce proficue informazioni per riorganizzare e migliorare ulteriormente il servizio di assistenza primaria erogato ai cittadini.

I dati relativi al Veneto, consultabili su keironveneto.it , rivelano una media di mille accessi al mese per medico, con circa 50-70 accessi al giorno, dovuti nel 30% dei casi a nuovi problemi, nel 30% a follow-up di problemi stabili connessi alle malattie croniche, nel 30% ad interventi gestionali dalla elevata tracciabilità elettronica come certificazioni per malattia, o per richieste d’invalidità ed infine un 10% di interventi dedicati all’educazione e all’autocura del paziente. A tutto ciò vanno anche aggiunte le attività di assistenza domiciliare e residenziale erogate nelle RSA, nelle strutture intermedie e negli Hospices, che sono state presentate con specifiche tabelle e grafici.
Diversamente dalle attività dei medici dipendenti ad orario settimanale, per come funziona la modalità di lavoro del medico di famiglia definita “a quota capitaria in convenzione”, vanno aggiunte tutte quelle attività di back-office che ottimizzano il front-office, ma non appaiono, perché effettuate prima e dopo l’attività ambulatoriale. Stiamo parlando di briefing con i collaboratori, di sincronizzazione informatica dei dati dei pazienti, della verifica delle misure di sicurezza dei dati dei pazienti, della stesura delle certificazioni complesse non erogabili durante l’attività ambulatoriale, dei colloqui con i pazienti portatori di problemi e bisognosi di ascolto, della contabilizzazione e della reportistica delle attività di medicina d’iniziativa ed altro ancora.

L’incontro, al quale hanno partecipato numerosi opinion leader del mondo della sanità e dei media ed anche alcune associazioni di pazienti, oltre naturalmente a tantissimi colleghi, si è concluso con l’impegno dei Medici di Medicina generale ad organizzare a breve un’analoga iniziativa finalizzata a dibattere ed approfondire il futuro della sanità territoriale nel Veneto.

(Stefano Ivis, Medico di Medicina Generale e Direttore Centro Studi di Keiron)

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