Vaccini e fiducia

Puntuale come i primi freddi novembrini ecco che arriva la campagna per la vaccinazione anti-influenzale promossa dalle istituzioni sanitarie. Il notevole calo delle vaccinazioni effettuate lo scorso anno, in buona parte dovuta allo scalpore suscitato dal ritiro di alcuni lotti di vaccino anti-meningite ritenuto contaminato, ha indotto le autorità sanitarie a promuovere una massiccia campagna per far vaccinare la popolazione cosiddetta “ a rischio”.
La strategia comunicativa di queste campagne in genere è orientata su due binari principali: la fiducia che bisogna avere nelle autorità sanitarie, i medici prima di tutto, e il rischio che si corre se non ci si vaccina. Partendo da questo secondo aspetto, verrebbe da pensare che si considerino le persone troppo poco informate, quindi ignoranti, per poter prendere una decisione in maniera “razionale”. Se le persone avessero la preparazione e le competenze degli esperti, se conoscessero i meccanismi di diffusione degli agenti patogeni, se avessero presenti le possibili conseguenze sulla propria salute, non avrebbero dubbi nel farsi vaccinare o far vaccinare i propri figli. Ma ci sono troppi se a condizionare questa scelta perciò, questo il sottinteso della retorica comunicativa, è opportuno affidarsi agli esperti.
L’uso del verbo affidarsi è quanto mai appropriato perché ciò che si mette in campo è proprio la fiducia, o il suo opposto, la sfiducia. In un mondo così complesso e globalizzato come quello attuale, in cui le capacità del singolo individuo sono limitate e comunque insufficienti a gestire una tale complessità, è indispensabile che vengano effettuate delle selezioni, delle divisioni in settori sempre più specializzati in cui gli esperti dettano legge. Vale per la medicina come per la riparazione delle autovetture, per l’informatica come per il pagamento delle tasse, per la comunicazione o per la vendita di immobili. Il punto è che gli esperti, nel nostro caso medici o manager sanitari, affrontano il problema di un’eventuale resistenza alle loro prescrizioni, suggerimenti ed ordini generalmente con due tipi di comportamento: imponendo la propria autorità di esperti oppure fornendo una quota ridotta delle proprie conoscenze, quella minima che, nelle loro intenzioni, dovrebbe essere sufficiente a fare accettare il proprio operato o a determinare quello dell’altro. L’approccio è di tipo individuale, cioè pazienti, clienti o utenti vengono considerati singolarmente, come individui che fanno difficoltà, per i più diversi motivi, ad accettare ciò che per gli esperti è chiaro, evidente e conosciuto. Viene così trascurato un aspetto importante della resistenza che è rivolta non tanto o non solo alla figura dell’esperto ma soprattutto al sistema di cui fa parte, sia esso quello sanitario, quello tecnologico, economico o politico-amministrativo. La resistenza sorge a causa della sfiducia in tali sistemi, dovuta all’impossibilità di poter gestire in proprio le situazioni molto complesse che li caratterizzano e all’insufficiente fiducia personale nell’esperto. La fiducia personale è proprio quella risorsa a cui si ricorre quando le proprie conoscenze e competenze sono insufficienti, come per farsi tagliare i capelli o riparare l’auto. Ma mentre nei casi citati possiamo verificare subito se la nostra fiducia è stata ben riposta, in altri casi più complessi, come la gestione dei nostri risparmi o della nostra salute, la verifica non sempre è immediata ed inoltre siamo consapevoli che l’esperto è inserito in un sistema molto più complesso, dal quale egli stesso dipende e sul quale non esercita un totale controllo. Perciò la fiducia si sposta necessariamente da un livello personale ad un livello più generale ed anonimo. In altre parole, in un contesto molto complesso come può essere quello del sistema sanitario, la fiducia nel proprio medico di famiglia non è più sufficiente ma deve essere estesa a tutto il sistema. Se il medico di famiglia ci consiglia un farmaco dobbiamo estendere la fiducia anche al sistema produttivo farmaceutico, alla sua presunta etica ed alla correttezza della sua comunicazione. Quando un vaccino viene ritirato improvvisamente dal commercio perché magari si scopre che è nocivo, non è solo la multinazionale che perde in termini di fiducia anzi, paradossalmente, ne perde meno rispetto al medico che l’aveva prescritto o al farmacista che l’aveva dispensato, perché con quest’ultimi probabilmente ha giocato un ruolo importante la fiducia personale che non si può certo riporre in un’azienda lontana e sconosciuta. Come ha spiegato Niklas Luhmann in un suo famoso saggio, a questo punto in genere avviene anche un cambiamento nell’atteggiamento della persona che è passata dalla fiducia alla sfiducia, cambiamento che necessariamente si manifesterà a coloro che ne hanno, volontariamente o meno, tradito la fiducia. Questi, a loro volta, vedendo tale cambiamento di atteggiamento difficilmente ne attribuiranno a se stessi la responsabilità, piuttosto vedranno chi diffida di loro come un inesperto o, peggio, un ingrato, innescando un circolo vizioso difficile da interrompere.
In conclusione, il singolo individuo non può che fare affidamento sulla presenza di controlli all’interno del sistema che funzionino in modo indipendente dal sistema stesso e la presenza indispensabile di tali controlli deve essere resa esplicita da chi vuole che il sistema ottenga fiducia, anche mediante campagne informative che non si limitino semplicemente ad illustrare i benefici derivanti dall’utilizzo di un prodotto/servizio o i rischi connessi al suo contrario, bensì evidenzino la presenza di strutture di controllo indipendenti e ne chiariscano le procedure. (Alessandro Addorisio)

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