Camici sporchi

recensione del romanzo “Camici sporchi” di Roberto Dantès, 2006, Gammarò editori.

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La pratica del book-crossing, cioè lasciare in un luogo pubblico libri che vengono presi da sconosciuti che spesso ricambiano con altri libri, si sta diffondendo anche qui da noi. Grazie ad essa, qualche tempo fa, un amico ha pensato che uno di essi avrebbe potuto interessare me ed i lettori di C&P, poiché si tratta di un romanzo ambientato in ambiente sanitario.

Le vicende narrate in effetti ruotano tutte all’interno di una fantomatica ASL e  “Camici sporchi” già dal titolo lascia presagire che l’autore non sarà indulgente verso la categoria dei medici, di cui fa parte. Salvo poi mettere prudentemente le mani avanti, nella quarta di copertina, in cui , pur consapevole che il successo del libro possa originare dal supposto realismo del racconto, dichiara che: “niente di quanto racconto ha il minimo riscontro nella realtà..”.

Non c’è una vera e propria trama nel romanzo, si tratta piuttosto del racconto di una serie di episodi che si svolgono in un’ASL collocata in un paese di fantasia ma molto reale nelle lotte e negli intrighi intessuti da tutti coloro che aspirano a posti di potere. Il quadro che ne risulta è molto verosimile e credibile, visto che le cronache quotidiane sono piene di esempi del genere. Qui però non interessa tanto la veridicità delle vicende narrate o il valore letterario del romanzo, peraltro piuttosto scarso a mio parere, quanto il fatto che, essendo stato scritto da un medico, inevitabilmente fornisce la rappresentazione di un mondo che contribuisce a produrre e ri-produrre, a partire da un punto di vista specifico.

La descrizione fisica e psicologica di alcuni personaggi, ad esempio, è esplicativa dell’orizzonte culturale che permea l’ambiente personale e professionale dell’autore e che egli, attraverso il romanzo, contribuisce a riprodurre. Prendiamo la figura della dottoressa Butirrosa, uno dei personaggi-chiave, arrivista, cinica e senza scrupoli che già dal cognome attribuitole, burrosa in spagnolo, vuole evocare nel lettore sensualità e disinibizione. Fin dalla sua descrizione fisica, bocca carnosa, misure da pin-up abilmente sottolineate dall’abbigliamento, ecc., traspare un pregiudizio che viene così ribadito e ricreato. E se non bastasse la descrizione somatica, ecco la generalizzazione psicologica: “Aveva imparato, come tutte le belle donne, ad usare la propria bellezza come un’arma di seduzione nei confronti dei maschi..”. Gli altri personaggi femminili sono, alla stessa stregua, la conferma di consolidati stereotipi: una dottoressa intristita per non poter essere madre, una suora infermiera arcigna e severa ma pronta ad utilizzare le lacrime per ingraziarsi il potente di turno, una  responsabile del personale pavida e remissiva, asservita al superiore, ovviamente maschio. I personaggi maschili non sono da meno in quanto a conferma di una certa visione del mondo, reale o fittizio che sia. Innanzitutto si possono facilmente distinguere in due categorie ben distinte: da una parte i prepotenti, i cinici, gli arroganti, i profittatori, gli speculatori e così via, dall’altra gli onesti, i disinteressati, gli idealisti, i competenti. Tra essi, il protagonista che racconta l’intera vicenda, il quale, manco a dirlo, ha fatto il medico per passione tanto da “coccolare” i “suoi” pazienti. Benvoluto e rispettato, ovviamente tenterà di opporsi alle nefandezze compiute dal Direttore generale dell’ASL, un vero despota, arrogante e spietato. Per indurre l’onesto medico ai più miti consigli,  verrà ordito perfino un complotto per coinvolgerlo in una storia di corruzione dalla quale riesce a scagionarsi ma il tragico suicidio di un infermiere, militante comunista disilluso, lo indurrà a rifugiarsi nel conforto dell’amore coniugale.

Queste vicende così raccontate, i personaggi così descritti non sono soltanto la trasposizione letteraria di fatti reali, peraltro ben noti a chi in Italia frequenta anche sporadicamente un’istituzione pubblica, che sia un’ASL, un’università o un qualsiasi Ente pubblico, ma soprattutto sono la connessione con la cultura, in questo caso professionale, dell’ autore. In questo senso il romanzo è molto più utile ed interessante perché ci dice molto su come un medico rappresenta al pubblico la realtà che meglio conosce. Una rappresentazione che risente dei suoi pregiudizi, dei suoi stereotipi, oltre che delle sue idealità e ambizioni. E i pregiudizi e gli stereotipi sono un tipico prodotto socio-culturale che viene continuamente riprodotto attraverso le più svariate modalità, compresa quella della scrittura romanzesca. La retorica utilizzata, la narrazione come si usa dire oggi, ci indica il collegamento fra gli elementi del romanzo e le credenze diffuse nell’ambiente culturale dello scrittore. In tale ambiente, probabilmente, si tende ad attribuire le responsabilità della gestione clientelare e corrotta delle ASL a pochi personaggi senza scrupoli, ai quali i medici onesti e capaci non riescono ad opporre che blande resistenze, oppure soccombono senza scampo. Le persone arriviste e incompetenti raggiungono i loro scopi a scapito degli onesti e capaci, se sono donne poi lo fanno con l’arma della seduzione o della sottomissione più abietta. Questa è la rappresentazione che viene proposta al pubblico dei lettori e dei cittadini e può dirci molto circa quello che una certa parte del mondo medico vorrebbe che venisse assunto come realtà. In altre parole, una denuncia di certi guasti della sanità pubblica fatta attraverso una descrizione romanzata, in cui vengono ribaditi alcuni facili stereotipi , non solo è inefficace, a mio parere, ai fini di suscitare indignazione ma rischia di rafforzare alcune convinzioni circa l’impossibilità di riforma del sistema e risulta solo un racconto auto assolutorio per una componente del sistema stesso.

A me sembra un atteggiamento piuttosto frequente, in ambiente sanitario, quello di fermarsi alla sola denuncia del marcio, magari protetti da uno pseudonimo,  oppure aspettare l’età della pensione per aprire il vaso di Pandora della sanità. Forse occorrerebbe che le forze sane del nostro sistema sanitario avessero più coraggio nel contestare quello che non funziona, facendo seguire azioni concrete alle denunce se davvero vogliono contribuire al cambiamento.

In conclusione, da un certo punto di vista il libro si è rivelato più interessante del previsto e chissà  che, grazie al book-crossing, un nuovo lettore ci trovi altri spunti di riflessione.  (Alessandro Addorisio)

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